Nihon eiga – Storia del cinema giapponese dal 1970 al 2010

Per una fortuita coincidenza, ho avuto il piacere di partecipare alla serata inaugurale della retrospettiva “Nihon eiga – Storia del cinema giapponese dal 1970 al 2010”, organizzata da Enrico Azzano, Raffaele Maele e Riccardo Rosati, presso l’Istituto di Cultura Giapponese a Roma. La rassegna, partita il 14 ottobre, si protrarrà fino al giugno del prossimo anno spostandosi al Cineclub Detour (sempre nella capitale), prevedendo 25 film per 18 appuntamenti durante i quali saranno presentati vari volumi monografici, tutti molto recenti, alcuni in anteprima, comunque di sicuro interesse (tra gli altri spiccano i Castoro su Oshima, Miike, Kurosawa Kiyoshi e i volumi su Tsukamoto, Miyazaki e gli anime). A corredare la rassegna è stato presentato anche un volume dal titolo omonimo che ripercorre la storia degli ultimi quarant’anni di cinema nipponico e che contiene le schede dei film presentati, oltre a una preziosa introduzione di Maria Roberta Novielli.

Il compito che si prefigge la rassegna è arduo se non impossibile e, nonostante i molti appuntamenti fissati, la selezione è per forza di cose esclusiva e limitante. Questo non ha comunque impedito ai curatori di compiere scelte coraggiose e di notevole valore, dando spazio anche a pellicole purtroppo invisibili in Italia. Tra le tante spicca l’opera prima dell’eclettico e visionario Terayama Shuji (Sho o suteyo, machi o deyo – Gettate i libri! Uscite per le strade!), il film più punk e anarchico di Ishii Sogo Burst City, Yukoku (Patriottismo) unica pellicola del Mishima Yukio regista e due difficilmente reperibili di Imamura, a cui era dedicata la serata inaugurale: il documentario Nippon sengoshi – Madamu Onboru no seikatsu (Storia del Giappone del dopoguerra raccontato da una barista) e il jidaigeki politico-grottesco Eejanaika (Perché no). [dal quale è tratto il fotogramma qui sotto e del quale sarà disponibile a giorni una breve recensione assieme a quella di Nippon sengoshi, nda]

Se non riserva sorprese la scelta dei nomi dei registi selezionati, mai banale è quella delle pellicole destinate a rappresentarli, che non corrispondono quasi mai alle loro opere più famose (e visibili), a denotare una volontà di far apprezzare e (ri)scoprire anche i film meno affermati di questi grandi registi. Tra le scelte più coraggiose c’è sicuramente quella di proporre, nella serata dedicata a Tsukamoto Shinya, le sue due opere meno conosciute, Hiruko the Goblin e il delirante (oltre che divertente) mediometraggio Denchu kozo no boken (Le avventure del ragazzo del palo elettrico). Di Koreeda, salito alla ribalta internazionale con film come Daremo shiranai (Nessuno sa), Kuki ningyo (Bambola di carne) e Aruitemo aruitemo (Cammina cammina), sono stati scelti i suoi due primi lavori importanti: After Life e Maboroshi . Così per Kitano si è preferita la sua fondamentale opera prima, il seminale Violent Cop, che riscrive le regole del poliziesco giapponese, a opere più famose quali Hana-bi, Sonatine e Dolls. C’è (meritato) spazio anche per Sono Shion e la sua incredibile epopea pop Ai no mukidashi (Love Exposure, già citata nell’articolo sui film veneziani), oltre che per un gioiello nascosto del grande Oshii Mamoru, Tenshi no tamago (Angel’s egg). Stupisce poi vedere rappresentato Oshima da Max mon amour e Fukasaku da Gunki hatameku moto ni (Sotto la bandiera del Sol Levante, comunque ottimo), mentre non posso che rallegrarmi per la presenza del “mio” Wakamatsu Koji con un film importante come United Red Army.

L’iniziativa è quindi sicuramente da apprezzare e non posso che incoraggiare chi può a partecipare alle proiezioni. Mi auguro inoltre che simili rassegne possano sempre trovare lo spazio che meritano per far scoprire al nostro pigro pubblico cinematografie diverse da quelle a cui è abituato.

EDA

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2 risposte a Nihon eiga – Storia del cinema giapponese dal 1970 al 2010

  1. Bragaz ha detto:

    Ciao EDA! ma di Miike che film fanno? io qui in giappone ho a disposizione la biblioteca universitaria della zokei, e infatti oggi mi sono messo a vedere un pezzo di in the pool! in realtà volevo vedere damejin, dato che c’è! solo che lo stava vedendo già qualcun altro…incredibile coincidenza! aspettiamo altre rec!

    • eighthsamurai ha detto:

      Ciao Bragaz,
      ho messo il link al sito a inizio articolo se sei interessato! Comunque di Miike fanno Shinjuku Triad Society, una bella scelta che rappresenta il Miike sporco e cattivo di un tempo, anche se gli preferisco sia Lay Lines che Rainy Dog. Damejin mi manca, fammi sapere com’è se riesci a vederlo!

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