Wall Street – Il denaro non dorme mai (Oliver Stone) **/4

Wall Street: Money Never Sleeps, USA, 2010, 133 min.

A più di vent’anni dal primo Wall Street, Oliver Stone torna a indagare lo spietato mondo dell’alta finanza, aggiornando la sua critica al sistema capitalistico al post-11 settembre. La storia inizia là dove finiva il precedente lungometraggio. Gordon Gekko (l’inossidabile Michael Douglas), dopo essere stato arrestato per frode fiscale, sconta otto lunghi anni di reclusione e torna sulla scena reinventandosi come un improbabile scrittore, apparentemente redento, che va preannunciando al mondo l’imminente crisi economica. I protagonisti di questo secondo capitolo sono la figlia di Gekko (interpretata da una piagnucolosa Carey Mulligan) e Jake Moore (Shia LaBeouf), giovane di successo che opera in Borsa sotto le direttive dell’anziano Louis Zabel (Frank Langella). Il “nuovo” Gekko tenterà in apparenza di riallacciare i rapporti, irrimediabilmente incrinati, con la figlia che da anni non gli rivolge parola, accusandolo per di più di essere stato la causa della morte del fratello tossicodipendente. Il cattivo di turno è qui interpretato da Josh Brolin, alias Bretton James, figura emblematica (e forse un po’ scontata) dell’economista senza scrupoli. Apprezzabili i personaggi di contorno: dal venerando Eli Wallach a Susan Sarandon, nei panni di una madre schizzata incapace di gestire i suoi affari che ispira un’istintiva simpatia, fino ad arrivare al cammeo di Charlie Sheen, protagonista del primo episodio.

La storia si snoda pertanto su diversi piani: dalle critiche – non così pungenti – al sistema capitalistico americano, alle difficoltà del rapporto padre-figlia, dal tema della vecchiaia a quello dell’ecologia. Le problematiche legate all’economia, che avrebbero dovuto rappresentare il vero motore del film, non vengono mai approfondite, restando volentieri in secondo piano per fare da contorno a un sentimentalismo appetibile al grande pubblico (basti pensare al poco credibile quanto inutile finale). La critica alla New Economy si risolve quindi in un allarmismo piuttosto scontato, laddove anche le dinamiche di grandi banche e multinazionali appaiono astruse e di difficile comprensione (un eccessivo tecnicismo presente anche nel film del 1987). Inoltre il cinismo che permea questo mondo, così ben integrato nel primo capitolo, viene qui solamente raccontato senza mai essere realmente percepito.

Tuttavia il ritmo serrato e ricco di colpi di scena non fa di certo annoiare lo spettatore e il film scorre piacevole per oltre due ore, avvalendosi di una colonna sonora che vede collaborare nuovamente Brian Eno e David Byrne, con un sound che richiama molto quello di fine anni ottanta, creando un ponte ideale con il primo film. Mirabili le riprese aeree di una New York sfavillante, dai grattacieli imponenti e maestosi che sovrastano e contengono milioni di “piccole” vite. Il difetto principale del film, però, sta proprio nel fatto che il regista mette troppa (e talvolta in maniera poco credibile) carne al fuoco, senza mai addentrarsi veramente nelle varie tematiche. Del cinico e spietato broker di Wall Street che era Gekko nel primo capitolo rimane solo un involucro sgargiante, fatto di sorrisi smaglianti e frasi-spot che colgono sicuramente il segno, senza però scalfire in profondità. Anche la caratterizzazione della coppia protagonista sembra scarsamente incisiva:  Shia LaBeouf – poco in parte – appare fin troppo candido e idealista per svolgere quel tipo di mestiere, mentre i comportamenti della figlia di Gekko risultano poco credibili (come può una ragazza, descritta come blogger anticonformista, comportarsi in maniera del tutto opposta?).

Di fronte ad un’economia globalizzata che si basa su una ricchezza effimera e aleatoria, pronta a scoppiare come una bolla di sapone (come didascalicamente ci ricorda più volte il regista), Stone sembra indicarci una strada impossibile: quella degli altruistici sogni in un mondo migliore e nel valore del caldo “nido” della famiglia. Gli spietati economisti saranno infatti prontamente “battuti” da un piccolo blog indipendente che nell’era della comunicazione senza barriere riesce a raggiungere e a influenzare in poco tempo la massa degli investitori. Il quarto potere ha mutato le sue modalità di espressione, ma forse proprio per questo ha guadagnato maggiore libertà, diventando capace di raggiungere un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo.

Solamente il “risveglio dell’opinione pubblica” potrà infatti garantire la tutela dei diritti umani fondamentali, dei principi basilari di uno Stato di diritto ormai globalizzato ed evitare che il denaro, motore di tutto, sommerga anche l’ultimo briciolo della nostra umanità.

Shiver

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Una risposta a Wall Street – Il denaro non dorme mai (Oliver Stone) **/4

  1. Matheus Ferraz ha detto:

    Solo ho guardato questo film al cinema perchè forse sia l’ultima oportunità di vedere il grand Michael Douglas nel grande schermo.

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