the social network (David Fincher) ★★★/4

The social network, USA, 2010, 121 min.

Probabilmente molti di voi saranno finiti su questa pagina proprio cliccando su un link di Facebook. E probabilmente il sottoscritto è rimasto una delle poche persone sulla terra cosiddetta “civilizzata” a non avere un account su Facebook.  Non si può tuttavia non riconoscere come tale social network abbia completamente ridefinito i rapporti sociali e le vite di milioni di persone (si stimano più di 500 milioni di utenti). Per capire quanto e in che modo tale mezzo di comunicazione sia ormai parte integrante della quotidianità di molti si può provare a fare un semplice calcolo: della vostra classe delle superiori quanti non sono su Facebook? Io ne ho contati appena 2 su 20 (incluso il sottoscritto).

Di fronte a un fenomeno sociologico di tale portata ci si poteva aspettare un film che cercasse di cavalcarne l’onda del successo, fotografando l’impatto che ha avuto sui rapporti umani. Farne un film commerciale e di facile presa sarebbe stata un’operazione sicuramente furba e redditizia, soprattutto se si pensa all’ultimo prodotto di David Fincher, quel Il curioso caso di Benjamin Button che puntava tutto su questa direzione. Ma questo the social network è molto di più e il regista sembra aver decisamente superato il passo falso della precedente produzione.

Il film racconta la nascita, quasi casuale, di Facebook e le complesse questioni legali e personali che ne sono derivate per il suo creatore. In una sera d’autunno del 2003, lo studente di Harvard Mark Zuckerberg, genio dell’informatica deluso e arrabbiato per essere stato lasciato dalla ragazza, crea un sito per votare le studentesse più “hot” del campus che ha un successo tale da far crashare i server del college in poco tempo. Questa geniale quanto semplice intuizione crescerà rapidamente nella mente del protagonista, ma spesso in maniera del tutto autonoma, fino a rendere la sua creazione il secondo sito più visitato al mondo dopo Google.

Il punto di forza del film si trova sicuramente in una regia “potente”, elegante e asciutta che riesce a dare vigore alla storia, alternando da una parte le vicende legali del protagonista per vedersi riconosciuta la paternità dell’opera e dall’altra gli eventi che hanno portato alla crescita e al successo di Facebook. The social network è un film complesso che cerca di fare luce sugli aspetti più intricati dell’ascesa di Mark Zuckerberg, interpretato da un ottimo Jesse Eisenberg, un personaggio ambiguo e misterioso; un nerd solitario e “strambo”, quasi ingenuo e privo di interesse per i risvolti burocratici e soprattutto finanziari della sua creazione, ma capace di tradire il suo migliore amico pur di salvaguardare la propria idea. Eppure, nonostante l’ambizione del protagonista possa apparire spesso irritante, non si riesce a condannarlo del tutto, arrivando anzi a provare in qualche modo comprensione nei suoi confronti. L’abilità del regista sta proprio in questo: Fincher non giudica, non crea categorie, non si schiera apertamente abbandonandosi a “tirate” moraleggianti, ma lascia che ogni spettatore tragga da sè opinioni e conclusioni.

La pellicola mantiene salda l’attenzione per tutta la sua durata grazie a dialoghi brillanti e alla bravura dei co-protagonisti, in primis un buon Andrew Garfield che interpreta Eduardo Saverin, co-fondatore e illuso promotore finanziario della vicenda. Tra gli altri troviamo anche Justin Timberlake nel ruolo di Sean Parker, ideatore di Napster, il quale, affascinato dall’idea del giovane Zuckerberg cercherà di aiutarlo nella sua impresa. Timberlake appare però poco adatto alla parte, troppo “pulito” e perfettino per interpretare un ribelle genio informatico con qualche problemino di droga e sesso. Tutto il film è inoltre accompagnato dalla colonna sonora composta da Trent Reznor (leader dei Nine Inch Nails) con la collaborazione di Atticus Ross, che contribuisce non poco a creare tensione e rendere concitata l’atmosfera.

Attraverso il suo film, Fincher non intende indagare gli aspetti più prettamente sociologici del “fenomeno facebook”, ma si limita a raccontare con tagliente lucidità l’avverarsi dell’intramontabile (almeno in apparenza) sogno americano, quello che vede un “signor nessuno” (seppur studente di Harvard) diventare il più giovane milionario della terra e su come questo cambi si la sua vita, ma come? E a che prezzo? Certo, rimane il dubbio di fondo su quanto ci sia di romanzato nella storia, ma non è importante ai fini di quello che il regista vuole comunicare.

Facebook rappresenta oggi una nuova modalità attraverso la quale esprimere vecchi bisogni: ci illude di superare le nostre solitudini quotidiane, regalandoci piccoli momenti di “gloria”, e ci dona speranze per la ricerca di un potenziale partner (che è poi, come ci ricorda il film, uno dei motivi preponderanti che hanno portato alla creazione del social network). Rendersi conto di quanto ci sia di “reale” in tutto questo è il compito di ciascuno, prima di finire inghiottiti dal vortice di una fantasia tanto bella quanto labile.

Shiver

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3 risposte a the social network (David Fincher) ★★★/4

  1. CST ha detto:

    Buona disamina per uno dei miglior film dell’annata.

    CST

  2. Shiver- ha detto:

    Grazie. Ho letto che Fincher sta lavorando al remake dello svedese “Uomini che odiano le donne”. Lo attendiamo con ansia…

  3. EDA ha detto:

    Questa mi è nuova, Fincher poi! Chissà cosa ne uscirà, l’originale è un film onesto e nulla più. Comunque quest’anno è l’annata dei remake della Svezia, a breve dovrebbe uscire anche la versione ammeregana di Lasciami entrare

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