Everybody’s fine – Stanno tutti bene (Kirk Jones) ★½ /4

Everybody’s fine, USA/Italia, 2009, 99 min.

Raro caso di remake americano di un film italiano (l’altro che mi viene in mente è L’ultimo bacio di Muccino) e per di più a distanza di vent’anni dall’originale Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore, Everybody’s fine è un film di Kirk Jones, regista dalla filmografia tutt’altro che eccelsa (un paio di commediole innocue) che prova qui il grande salto per entrare nel circuito che conta, quello hollywoodiano. Se il botteghino gli sta dando discreti riscontri, stessa cosa non si può dire per il film in sé.

A pochi mesi di distanza dalla morte della moglie, Frank (Robert De Niro), rimasto solo nella grande casa, vuole riunire di nuovo la famiglia intorno alla stessa tavola per rinsaldare quei rapporti con i quattro figli, sparsi per gli Stati Uniti, che fino ad allora era stata la moglie a curare. Saltata la riunione famigliare Frank, con la paura degli aerei e una salute precaria, va a trovare i figli uno per uno spostandosi per i quattro angoli dell’America con treni e autobus.

Questo “road movie sentimentale” si divide tra i viaggi del pensionato Frank e gli incontri coi figli, nessuno dei quali sembra in grado di potergli dedicare più di qualche ora, anche a causa dei tentativi di risolvere, all’insaputa del padre, il mistero che aleggia sulla sorte di uno dei fratelli e che verrà svelato solo in un finale strappalacrime. Jones non ha infatti alcun pudore a gettare tutta la parte conclusiva della pellicola in un becero pietismo, a tratti insopportabile, senza farsi mancare neanche un consolatorio quadretto finale, dopo aver delineato la figura di un uomo con il quale i figli sono incapaci di relazionarsi e al quale non esitano a mentire pur di fargli capire che “stanno tutti bene”. Nessuno dei figli è infatti in grado di ammettere apertamente come non siano riusciti a soddisfare le aspettative che il padre aveva su di loro e questo porta Frank, sempre più abbattuto e logoro, ma con intatta la voglia di riunire la famiglia, a mesti saluti con ognuno di loro.

Il film parte piuttosto in sordina, con una prima mezz’ora soporifera, per poi movimentarsi quando iniziano gli incontri coi figli e le disavventure. I lunghi viaggi che Frank compie sono mostrati quel tanto che basta per non risultare noiosi o ripetitivi, mentre l’interazione con i figli, piuttosto eterogenei, garantisce quel po’ di curiosità e interesse che serve per arrivare fino alla fine, pur non essendo presenti né grandi eventi, né idee originali.

 Il regista sceglie di seguire De Niro da vicino, senza lasciarlo mai, ma il suo sguardo raramente è davvero partecipe. Con un tono che vorrebbe essere quello di una malinconica commedia, Jones sembra quasi che segua svogliatamente il suo protagonista, nella stessa maniera un po’ testarda e ingenua con la quale Frank ciondola da uno stato all’altro. De Niro non è del tutto convincente nel suo personaggio e sembra più che altro scimmiottare quello che vorrebbe essere un uomo, operaio per quarant’anni, ora annoiato dalla pensione che tenta di riaffermare il proprio ruolo di pater familias.

Bob, Bob, what have you done?

La cosa più interessante che emerge è probabilmente il rapporto di complicità che si viene a creare tra i fratelli, realistico anche grazie alle buone interpretazioni di Kate Beckinsale (pubblicitaria a Chicago), Sam Rockwell (musicista a Denver) e Drew Barrymore (cameriera/ballerina a Las Vegas). Non nascondo comunque la mia personale preferenza per Rockwell, con quel suo sguardo un po’ stralunato ma sempre vivido e intelligente, che in questo film riesce a dare grande sincerità al suo personaggio, oltre ad essere artefice del duetto più riuscito con De Niro.

In sostanza si può dire che nonostante qualche sporadico passaggio riesca effettivamente a far empatizzare con questa figura di padre, tenace e di vecchio stampo, e la sua voglia di riunire la famiglia, più spesso la pellicola pecca di un’eccessiva ricerca di sentimentalismo, con slanci che vorrebbero essere lirici, ma che presto finiscono per stufare e risultare fuori luogo.

EDA

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6 risposte a Everybody’s fine – Stanno tutti bene (Kirk Jones) ★½ /4

  1. matteo ha detto:

    Muccino non ha diretto il remake dell’ultimo bacio, che invece è di Tony Goldwin.

  2. EDA ha detto:

    argh, ricordavo male allora. vedi a non controllare? grazie matteo, vado di edit a tradimento ^_^

  3. CST ha detto:

    Concordo con Matteo.

    Rockwell ormai piace a parecchi.

    La pellicola, comunque, non mi è dispiaciuta.

    CST

  4. Shiver- ha detto:

    Io l’ho trovato a tratti francamente fastidioso. Sempre con l’acceleratore premuto alla ricerca della lacrima “facile”. La musica onnipresente, le inquadrature fisse dei tramonti, le facce dei bambini/non più bambini, l’inutile parte finale. Tutto come da clichè. Forse sono io che starò diventando troppo cinico.

  5. Matthaei ha detto:

    Ma ancora avete lo stomaco per andare a vedere questi film americani?? ;)
    Su, alla fine la buttano sempre sull’ovviamente commerciale (finale strappalacrime, eh?).

  6. EDA ha detto:

    Non che sia andato con grandi aspettative ma mi aspettavo un film discreto almeno. In fondo ci sono modi più sani per fare pellicole commerciali senza dover buttare tutto su pianti lutti e happy ending

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