Il segreto dei suoi occhi (Juan Jose Campanella) ★★★/4

El secreto de sus ojos, Argentina/Spagna, 2009, 124 min.

Il regista argentino Juan Jose Campanella firma con Il segreto dei suoi occhi il suo film più compiuto, vincendo così l’Oscar come miglior film straniero 2010. Per una volta la statuina si può dire ben assegnata, soprattutto se si pensa che l’Academy ha sempre cercato di premiare pellicole che strizzassero l’occhio – anche – al grande pubblico. E allora è stato sicuramente più giusto assegnarlo a questo film argentino piuttosto che a Il nastro bianco di Haneke, sicuramente non per tutti. Il più grande pregio del film di Campanella è infatti quello di riuscire ad amalgamare perfettamente l'”alto” e il “basso”, cinema d’autore e cinema di genere. I cinefili non potranno che apprezzare la raffinatezza della messa in scena, le ottime interpretazioni sia dei protagonisti che dei comprimari (fantastico Francella, collega ubriacone del protagonista), la fotografia, la costruzione temporale e non potranno che applaudire il bellissimo piano sequenza nella scena dello stadio. Lo spettatore “occasionale” invece verrà sempre più affascinato e coinvolto da questa sceneggiatura che mescola abilmente generi diversi, maneggiandoli tutti con estrema competenza, tanto che non saprà se appassionarsi di più al giallo irrisolto da 25 anni o all’amore non cosumato dei due protagonisti. Il segreto dei suoi occhi è – nomen omen – un film fatto di sguardi, che celano oppure rivelano; lo sguardo del protagonista, un eccellente Darin (attore-feticcio del regista), che vuole tornare a far luce su quel caso chiuso frettolosamente e per forza di cosa, ultimo ponte con la donna, sua superiore al tempo, di cui era innamorato. Lo sguardo del marito della ragazza uccisa, incapace di accettarne l’omidicio, guidato da un amore cieco eppure non urlato, un amore che il protagonista dirà “di non aver mai più visto, in nessuno”, e che porta ad un finale spiazzante. Una vicenda che non è solo un caso giudiziario da risolvere, ma diventa specchio di una situazione sociale – quella dell’Argentina dei primi anni settanta – ed epicentro della vita di almeno quattro persone, attraverso il quale leggere ed interpretare il proprio destino perchè laggiù, nel fondo di quegli occhi, tutti abbiamo perso qualcosa.

EDA

 

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