Qualunquemente (Giulio Manfredonia) ★½ /4

Italia, 2011, 96 min.

Distribuito in più di 600 copie e preceduto da una campagna pubblicitaria a tappeto che non ha risparmiato emittente o giornale di sorta, arriva nelle sale l’atteso film di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese nei panni di Cetto La Qualunque, personaggio pensato otto anni fa (quando esordì con la Gialappa’s) e rispolverato recentemente con un paio di comparsate televisive da Fazio (prima a Vieni via con me e poi a Che tempo che fa). Il rischio maggiore era quello di trovarsi di fronte ad un personaggio riuscitissimo, più vero del vero, come dicono in molti, ma che sarebbe andato bene per i suoi monologhi da un quarto d’ora, non di certo per novanta minuti. Ebbene spiace constatare che i timori sono stati confermati a pieno.

Cetto, latitante da quattro anni in Brasile, torna nella sua CalabBBria con compagna e figlia brasiliane al seguito (da far integrare in qualche modo con la famiglia che già aveva) e si ritrova ad essere candidato a sindaco per opporsi al mite e onesto De Santis che “rischia” di riportare ordine nel paesino. Nonostante i modi spavaldi e spacconi con i quali cerca di imporsi però, i sondaggi non lo danno favorito, viene quindi chiamato dal laborioso Nord un “esperto di strategie politiche”, Sergio Rubini, che raddrizzerà la campagna elettorale di Cetto. E se questo non dovesse bastare a vincere, un modo lo si troverà comunque.

famiglia allargata...

La prima volta che vidi il personaggio di Albanese risi parecchio e con gusto, la seconda volta mi fece sorridere, la terza – questa – mi ha provocato per la maggior parte del tempo una smorfia incerta sul viso. Cetto dà il meglio di sé quando si trova sopra un palco e può arringare la folla, infarcendo il discorso con le sue divertenti invenzioni lessicali, promettendo l’abolizione di tasse e favoritismi a chiunque gli conceda il voto. Riuscita è anche la divertente parte delle elezioni quando Cetto arriva fin negli ospizi per raggranellare qualche scheda in più. Per il resto la bassezza morale del personaggio (e del suo entourage) smette divertire ben presto e bisogna far rincorso a volgarità (“’nto o culo” e “fatti i cazzi toi” sono i suoi cavalli di battaglia) per strappare qualche risata. La pellicola non è inoltre esente da alcune cadute di tono, ad esempio la scena della macchina che esplode è decisamente di cattivo gusto e si poteva evitare.

Quella che poteva essere un’acuta satira sociale non parte neppure per finire sommersa dalla mediocrità della messa in scena. Il regista ha affermato di aver diretto questo film come  un fumettone, e questo può anche andar bene. Non ci si meraviglia quindi  nel trovare personaggi che sono figurine bidimensionali (ma interpretati da bravi caratteristi) senza sfumature, né sviluppi, e una trama che è esilissima, pur rimanendo apprezzabile lo sforzo fatto per cercare di andare oltre il mero legare uno sketch all’altro come nei cinepanettoni. Ma insomma, trama facilona e personaggi di cartapesta non sono certo il metro giusto per giudicare questo genere di film. Il vero punto dolente è che nonostante le aspirazioni, il film non riesce mai ad elevarsi sopra al semplice cercare di far ridere con la singola battuta (spesso non riuscendo neppure in questo) e non diventa mai metafora dell’Italia contemporanea, pur tirando in ballo le prestazioni sessuali dell’aspirante sindaco, festini con donnine di bunga-bunghiana memoria, l’evasione fiscale e gli abusi edilizi. Rimane invece solo la rappresentazione di un mondo caricaturale e surreale che fa leva su tutti i luoghi comuni italici sul Sud e sui politici, senza però quella brillantezza che eleva il riso, che qui nonostante tutto non diventa quasi mai “amaro”, a riflessione. Il problema peggiore però, è che anche preso come semplice film comico, la pellicola non risulta riuscita; purtroppo il personaggio di Cetto non ha retto sulla distanza dei 90 minuti ed è un peccato. 

quanto pare, però, sembra che una qualche eco il film l’abbia avuta, dato che è stato addirittura selezionato per una sezione collaterale della Berlinale, dove non si capisce assolutamente cosa ci faccia un film del genere (non perchè non ci debbano essere le commedie ad un festival, ma perchè è una commedia riuscita piuttosto male); evidentemente (e tristemente) al di fuori del nostro paese il film riecheggia troppo i recenti eccessi della politica italiana per non essere preso a satirico interprete dei fatti a cui stiamo assistendo in queste settimane. Brutta figura, sia per il film, che per noi.

EDA

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8 risposte a Qualunquemente (Giulio Manfredonia) ★½ /4

  1. curiositizen ha detto:

    Uhm… peccato. Non che sperassi in un capolavoro, però a leggere il tuo commento mi pare di capire che non è riuscito nell’intento (difficile peraltro) di rendere “cinematografiche” le gag televise e di dare un minimo di spessore al personaggio. Ma è peggio o meglio di Checco Zalone? L’hai mica visto?

  2. Alì ha detto:

    Infatti da noi lo proietta il multisala, quello che punta su cinepanettoni e/o blockbuster americani, magari in 3d. Eloquente anche il fatto che il film sia stato preceduto da quintali di spot televisivi e, soprattutto, da un’assurda pubblicità di un sito governativo sul nucleare, praticamente un’apologia del nucleare travestita da incentivo al dibattito. Per non parlare della comitiva di adolescenti che ci ha dato dei “comunisti brutti e infestanti” perché ho osato chiedermi a voce alta che senso avesse uno spot del genere. E che dire della signora di fronte cascata dentro una vasca di profumo/insetticida? Diciamo che i nostri vicini di posto hanno “integrato” la satira sociale anche al di là dello schermo…
    Il film, in sè, non ci ha soddisfatto pienamente per molti dei motivi che citi tu; la pubblicità martellante ha direzionato l’attenzione sul presunto aspetto comico e battutaro più che sul potenziale valore satirico (supponendo che la satira possa indurre a riflettere ridendo…), e, sinceramente, vedendo il pubblico in sala abbiamo avuto la sensazione che molte persone fossero lì per guardare una variante in salsa terrona di Aldo Giovanni e Giacomo. E, “infattamente”, un po’ lo è: la trama e le gag migliori sono già svelate dai vari trailer e spot, le risate sono scattate ai momenti previsti, come dici te si ricorre spesso alla volgarità, eccetera. In più ho il dubbio, quasi la certezza, che un certo tipo di pubblico – quello di cui sopra, per esempio – travisi il messaggio di Albanese, finendo col simpatizzare con il personaggio piuttosto che riderne per rifletterci su, un po’ com’era successo con Fuori dal tunnel di Caparezza quando fu trasformata in hit da discoteca. No?

  3. EDA ha detto:

    @curiositizen
    Esattamente questo il problema. Come ho scritto, quando si tratta di rifare le gag televisive, e quindi stare sul suo palchetto davanti alla folla o a dare lezioni di vita al figlio la comicità e il personaggio funzionano pure, ma non è riuscito ad amalgamarlo e farlo interagire con il contesto e gli altri personaggi e la pellicola inevitabilmente non funziona (così come la comicità latita e si fa prevedibile). Il film di Zalone non l’ho visto (uno dei pochi a quanto pare :P) quindi non posso esprimermi, anche se mi sembra di capire siano due tipi di comicità piuttosto diverse.

  4. EDA ha detto:

    @Ali
    Ali hai fatto notare due cose sacrosante che avrei voluto mettere anche nella recensione, ovvero: 1) tutta la pubblicità che è stata fatta trovo si sia rivelata controproducente dato che TUTTE le battute migliori erano già state bruciate ancora prima di mettere piede in sala. Il trailer o le clip promozionali dovrebbero incuriosire, non svelare metà film! (per alcune pellicole si potrebbe addirittura guardare solo il trailer :D)
    2) ho pensato anche io la stessa cosa ed è probabilmente uno degli aspetti più preoccupanti del film. Ovviamente poi ci vuole un certo tipo di pubblico lobotomizzato per recepire un messaggio del genere, ma trovo che buona parte della colpa sia attribuibile ad Albanese e co. Come ho provato a far emergere dalla recensione il personaggio gioca con tanti di quei luoghi comuni che permettono di etichettare noi italiani come caciaroni e furbetti, un modello che molti sono sicuro non disdegnano. La cosa preoccupante è che Albanese non riesce ad usare il personaggio per far partire, prorio iniziando da questi luoghi comuni, quella che dovrebbe essere la satira, ma al contrario porta, come dicevi tu, a simpatizzare pericolosamente con Cetto. E, ribadisco, trovo che non si dovrebbe invitare a ridere di fronte ad una macchina fatta saltare in aria.

  5. Franco ha detto:

    Sono molto d’accordo con la tua analisi. A mia volta ho dato il voto 2/5.
    Invece Checco Zalone, sarà pure più buonista, ma almeno mi ha fatto ridere più volte.

  6. Shiver- ha detto:

    Film in effetti deludente. Da un comico brillante come Albanese ci si poteva, e doveva, aspettare di più. E forse la cosa più irritante sta proprio nel fatto che si vogliono far passare per “alte riflessioni sociali” battute troppo spesso prevedibili e (molto) volgari che fanno quasi rimpiangere l’ “onesta bassezza” dei cinepanettoni….

  7. jdrocko ha detto:

    io ho apprezzato il film, certamente non una pietra miliare ma vederlo paragonato ai cinepanettoni mi fa una tristezza…non sono un esperto di cinema ma la volgarità è parte integrante del personaggio che si vuole rappresentare, non solo l’espediente per far ridere…perchè se parliamo di spessore della trama Zalone ha fatto due film con lo stesso identico espediente del meridionale ignorante, quello invece non è stereotipo…a me sembra semplicemente che Albanese non avesse alcuna pretesa di “alta riflessione sociale”, ha trasposto sul grande schermo un suo personaggio ben riuscito (risultando effettivamente meno efficace di quello visto in televisione)…sulle battute inserite nel trailer avete ragione, un errore clamoroso

  8. Shiver- ha detto:

    Beh la volgarità del personaggio è parte integrante dello stesso ma secondo me è stata marcata un po’ troppo, tanto che alla fine risulta “sgradevole”. Il film nel suo piccolo credo voglia comunque essere una “denuncia” a un certo sistema italiano gretto e ignorante, pur non avendo alti scopi didattici. A me sembra che questo intento sia poco riuscito e il film finisce senza lasciare traccia…

    A questo punto sono curioso di vedere uno dei film di Zalone che stanno riscuotendo così tanto successo. lo proporrò al mio “collega” :)

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