GANTZ (Shinsuke Sato) ★★/4

Gantz, Giappone, 2011, 130 min.

La prima parte dell’adattamento del famosissimo manga di Oku Hiroya, affidato alla regia dell’onesto artigiano Sato Shinsuke (di suo ricordiamo il discreto The Princess Blade) ha un soggetto decisamente affascinante: Kei e Masaru, vecchi compagni di scuola, vengono travolti da un treno mentre cercano di salvare un ubriaco caduto sui binari. Con loro stupore i due si ritrovano in una stanza, insieme ad altre persone, nella quale c’è un enorme sfera nera, chiamata Gantz, che dopo poco dà loro le istruzioni del particolare survival game al quale saranno costretti a partecipare. I “giocatori”, infatti, dovranno tornare ogni notte in questa sorta di limbo e prendere parte alla missione assegnata loro da Gantz, riguardante l’eliminazione di uno dei tanti alieni che si nascondono sulla Terra. Dotati di tute ed armi tecnologiche, vengono “teletrasportati” sul campo di battaglia, chi vi muore perisce definitivamente, mentre chi sopravvive può avanzare allo stage successivo. Ma non finisce qui, perché colui che uccide un alieno guadagna dei punti, una volta che un giocatore arriva a 100 gli viene offerta la possibilità di scegliere se cancellare i propri ricordi e tornare in vita o se resuscitare una persona cara.

una tavola tratta dal manga originale

Una fantascienza che si potrebbe definire dunque metafisica, anche se il film scansa volontariamente qualsiasi approfondimento religioso/filosofico per gettarsi a testa bassa verso l’azione più spinta (anche se con più moderazione rispetto al recente Sucker Punch). E’ noto che il manga stesso trovi i suoi punti di forza nella commistione di violenza e erotismo, ma questo adattamento è chiaramente un film commerciale rivolto al grande pubblico; ciò significa che se la parte action contiene una dose di violenza adeguata (ma mai eccessiva), la parte erotica è stata drasticamente ridotta e confinata ad una sola scena, seppur ben riuscita. Si tratta della comparsa di Kishimoto, la quale, nuda, si materializza gradualmente davanti ai nostri occhi col sistema di teletrasporto più volte mostrato nel film. Questa è una delle scene che dimostrano l’ottimo impiego degli effetti digitali nella pellicola, sempre convincenti pur senza toccare alte vette, risultano comunque gradevoli e ben integrati poiché usati senza abusarne. Le coinvolgenti scene d’azione sono inoltre ben dosate e vengono sempre precedute e seguite dal ritrovo nella stanza del Gantz, il quale fa commenti piuttosto caustici e divertenti sulle prestazioni dei giocatori. Il ritmo che ne risulta è un po’ ripetitivo, ma regge comunque egregiamente la lunga durata, intrattenendo per oltre due ore. La componente prettamente estetica è curata, il design avveniristico di tute e armi è decisamente cool e, anche se possono ricordare per alcuni versi quelle di Tron, sono una fedele materializzazione della fertile fantasia di Oku. Fantasia che trova espressione anche nella molteplicità di tipologie di alieni che i protagonisti dovranno affrontare: la più originale è sicuramente quella delle statue buddhiste le quali, pur rischiando in un primo tempo il ridicolo involontario (almeno per quanto riguarda la Kannon dalle 1000 braccia), hanno un impatto notevole.

Purtroppo si capisce ben presto che il film vuole essere soprattutto una lunga introduzione con la quale spiegare la struttura e le regole del survival game, mentre la seconda parte (in uscita ad Aprile) si preannuncia decisamente più movimentata,. Tant’è che il finale è il classico non-finale con tanto di cliffhanger per mettere curiosità allo spettatore. La natura commerciale del film, inoltre, fa sì che lo sviluppo della storia sia altamente prevedibile, soprattutto per quanto riguarda le parti esterne alle missioni, di certo non aiutato in questo da una sceneggiatura con evidenti lacune. Anche la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto raffazzonata, se non del tutto assente e tutti sembrano essere affetti da quella tipica stupidità da film che non fa mai fare la cosa più logica al momento giusto (vedi esitare a premere il grilletto con un alieno bellicoso a 20 cm dal volto). A parte i due protagonisti, infatti, tutti gli altri sono macchiette e la loro unica funzione è quella di morire in maniera truculenta e sanguinosa, mentre l’unica donna del gruppo finirà irrimediabilmente con l’innamorarsi di uno dei due. Anche Kei e Masaru però sono caratterizzati superficialmente; in particolare è abbastanza inverosimile l’evoluzione del primo, che passa da sfigato, a killer spietato, a leader benevolo nell’arco dell’ultima mezz’ora di film. Nella real life è poi approcciato da una compagna di università in un rapporto che sicuramente troverà la sua evoluzione romantica nella seconda parte. Masaru invece è la classica persona altruista e dal cuore puro, pur nascondendo una natura violenta, come viene suggerito in alcune scene, con una difficile storia familiare alle spalle e che quindi fa di tutto per proteggere il suo unico fratellino, compreso il respingere cavallerescamente (e senza alcun motivo), nel più classico dei clichè giapponese, una Kishimoto bisognosa di attenzioni. Purtroppo come spesso accade nei blockbuster giapponesi anche in Gantz la scelta dei protagonisti sembra per forza dover ricadere su pop star in uscita cinematografica o idoli adolescenziali. Kei è interpretato infatti da Ninomiya Kazunari, membro del gruppo musicale più famoso del Giappone, gli Arashi, e già visto in Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood, dove aveva fornito un’interpretazione di tutt’altro spessore, qui invece è piatto e si limita a fare qualche smorfia; evidentemente la direzione degli attori ha il suo peso e sotto questo punto di vista Sato non è certo all’altezza di Eastwood. Tant’è che per Matsuyama Ken’ichi (Masaru), diventato famoso per aver interpretato “L” nei film di Death Note, e per tutti gli attori di supporto (c’è anche il mitico Tetsuo, Taguchi Tomorowo!) si può fare lo stesso discorso. [piccola attenuante a tutto ciò: ho visto il film DOPPIATO in inglese; bambini non provatelo a casa, è pericoloso! ndEDA]

Gantz, però, pur con tutti i suoi difetti e gli addolcimenti che hanno scontentato i fan dell’originale, si può dire che sia un buon film scifi d’intrattenimento che si fa forza di una buona idea di partenza, di una regia che svolge il suo ruolo diligentemente e dei cospicui mezzi col quale è stato realizzato per regalare allo spettatore un bello spettacolo non nascondendo affatto la sua natura puramente ludica.

EDA

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2 risposte a GANTZ (Shinsuke Sato) ★★/4

  1. Franco ha detto:

    Concordo. Aspettiamo l’imminente uscita della seconda puntata.

  2. Bragaz ha detto:

    ciao eug! io me l’ero visto in giappone al cinema Gantz. Mi trovo d’accordo con te! Però potrei quasi dire che se il film avesse puntato completamente sull’azione, lasciando da parte la caratterizzazione dei personaggi, avrebbe acquistato anche maggior valore probabilmente. le scene d’azione sono veramente ben fatte e in alcuni punti si aggiunge anche un tocco di ironia che mi ha fatto sorridere ed apprezzare anche di piu il film.
    Personalmente, avendo visto solo questo film e non Lettere da Iwo-jima, a Ninomiya avrei tirato un paio di schiaffoni. Effettivamente quando cercano di dare uno spessore anche ai due attori principali sono troppo marcate tanto da farmi pensare varie volte “speriamo che questa scena passi in fretta”.
    Apprezzato invece di piu lo stile recitativo di Matsuyama presente anche in Noruwei no Mori. Questo film a me personalmente non è piaciuto per vari motivi (se ne farai una rec te la commenterò), ma la recitazione di Matsuyama era un gradino superiore a quella degli altri personaggi.
    Il finale aperto era scontato dato che già in precedenza si sapeva che ci sarebbe stato un Gantz 2, anche a breve distanza dato che uscirà in sala in questo mese.
    Speriamo che in questo capitoli riescano ad unire meglio la parte azione con la storia.
    Nel complesso comunque non male. Giusto un 2. 2,5 se i personaggi fossero stati curati meglio o tralasciati del tutto.
    Bragaz.

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