Ain’t No Tomorrows (Yuki Tanada) ★★/4

Oretachi ni asu wa naissu, Giappone, 2008, 79 min.

Il cinema giapponese sembra essersi “democratizzato” molto più di altre cinematografie occidentali nell’ultimo decennio, periodo di tempo nel quale molte registe donna hanno debuttato o trovato spazio nel panorama nipponico. Senza contare l’ormai affermata Kawase Naomi (anche quest’anno presente a Cannes), Tanada Yuki sembra essere tra le più promettenti, essendosi rivelata estremamente capace di trattare i temi legati alla gioventù con delicatezza, come dimostrato nell’esordio Moon and Cherry e nel bel One Million Yen Girl (con Aoi Yu). Questo Oretachi ni asu wa naissu (Per noi non c’è domani), è la sua quarta e, per ora, ultima pellicola, nella quale si confronta di nuovo con problematiche simili.

Protagonisti ne sono 6 liceali all’ultimo anno, 3 ragazzi e 3 ragazze, le cui storie più o meno amorose andranno ad incrociarsi. I temi sono quelli classici dei seishun eiga (film sui giovani), in particolare a Tanada sembra stare a cuore la scoperta della sessualità, trattata da varie angolazione e con sfumature diverse grazie alla varietà dei personaggi, diventando così la direttrice principale della pellicola: si spazia quindi dal bulletto in realtà inesperto al ragazzo grasso ma “bello dentro”, dalla bellezza della scuola con gusti particolari ad una ragazza completamente ignara della sfera sessuale. Dalle loro storie emerge la noia del vivere quotidiano, il grigiore e l’uniformità del contesto scolastico che non permette alle varie individualità di esprimersi, tanto che ognuno dei 6 personaggi possiede un aspetto emotivo o caratteriale che non riesce o non vuole riconoscere, in primis a se stesso, nè tantomeno a farlo emergere all’esterno. I giovani attori interpretano bene i loro personaggi e sono credibili come liceali medi; fra tutti spicca probabilmete Ando Sakura (vista anche in Ai no mukidashi di Sono Shion), la quale pur non avendo moltissimo minutaggio riesce ad animare il personaggio più vivo e coinvincente, mentre risalta per altri meriti Misaki Ayame (googolate, giovini, googolate). Sbruffone e antipatico al punto giusto quello che dovrebbe essere il personaggio principale, interpretato da Emoto Tokio, la cui ossessione per il sesso cela invece un innamoramento sincero. L’unico personaggio adulto del film, professore dei ragazzi e amante di una di essi, è interpretato dal nostro affezionatissimo Mr.Tetsuo, Taguchi Tomorowo, ormai onnipresente.

Sicuramente è apprezzabile il punto di vista offerto dalla regista, la quale evita di costruire un film “alla moda” che richiami i fan grazie alla presenza di idol famosi, così come sono del tutto assenti quegli eccessi sentimentali che spesso si riscontrano nelle pellicole più commerciali di questo genere. Come può testimoniare il fatto che l’adattamento del manga da cui è tratto il film sia stato scritto dallo sceneggiatore di Linda Linda Linda, Mukai Kosuke, il film si muove su terreni diversi, più sinceri anche se non così originali: vite normali di normali studenti di provincia, ai quali di rado succede qualcosa di straordinario. La telecamera si adegua quindi a questo realismo e si fa contemplativa; numerose sono le inquadrature fisse e i movimenti di macchina a mano, per cercare così di rappresentare il vero palcoscenico del film, quello interiore dei protagonisti, dal quale emerge la loro emotività, così come le paure e le insicurezze. In questo sicuramente riesce, seppur non con tutti i personaggi, ma gli manca quel qualcosa che eleva questi film “interiori” a piccole gemme come il già citato Linda Linda Linda. Rimane così un onesto e sincero spaccato di adolescenza giapponese, a tratti noioso come lo è la vita dei suoi personaggi, che non riesce a spiccare per originalità e farsi portatore di quella vitalità e ricchezza individuale  che vorrebbe rappresentare.

EDA

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