Venezia 68 – speciale #3

La notizia di giornata, oltre al principio di incendio in sala Darsena (di cui parlerò nelle recensioni di domani), è che sono riuscito finalmente a dormire più di 4 ore e mangiare qualcosa di diverso da un tramezzino. I lussi però si pagano e domani si tornerà al regime monastico che la Mostra impone. Le recensioni che state per leggere sono quelle della migliore giornata di festival fino ad ora; tutti film che vanno dal buono all’ottimo. Enjoy.

TINKER, TAILOR, SOLDIER, SPY di Tomas Alfredson
GB, 2011, 127 min.      voto:  ★★/4
IN CONCORSO

In questo film di spionaggio inglese dal regista di Lasciami entrare ci si addentra in una complessa rete di interessi e personaggi che l’ex-agente Smiley (un ottimo Gary Oldman) è chiamato a sbrogliare per scoprire chi è la talpa che si nasconde all’interno dei servizi segreti inglesi.  La confezione è ottima, con una fotografia “d’epoca” d’effetto e uno stile registico molto elegante e preciso. Il romanzo di Le Carre da cui è tratto però è talmente denso che la sceneggiatura è stata per forze di cose compressa, soffocando un pò lo sviluppo degli eventi e le interpretazioni di un cast sulla carta ottimo. Si produce così nello spettatore un senso di distacco che non permette di appassionarsi davvero alla pellicola, la quale rimane comunque un buon film di genere meritevole della visione al cinema (uscirà il 20 gennaio col titolo “La talpa”).

A SIMPLE LIFE di Ann Hui
Tao jie, Hong Kong, 2011, 117 min.    voto: ★★★/4
IN CONCORSO

Ann Hui è una regista di Hong Kong “controcorrente”, non fà film d’azione o di genere, ma si è sempre occupata del volto nascosto dell’ex colonia inglese, con storie di povertà e miseria, trattate sempre con grande umanità. In questo A Simple Life assistiamo agli ultimi anni della vita di una donna che ha fatto la domestica per la stessa famiglia per 60 anni e al rapporto tra lei, ormai malata, e il suo “padroncino” (Andy Lau) che la accudisce con generosità, ricambiando una vita spesa tutta al servizio degli altri. E’ davvero la storia semplice di una vita normale, ma l’amore con il quale la regista la riprende è in grado di toccare l’animo dello spettatore. Nonostante il tema della morte e la protagonista anziana, la pellicola appassiona grazie anche a vari stemperamenti ironici e a toni melodrammatici non troppo calcati; la Hui riesce a far emergere una sorta di “elegia della povera gente” davvero efficace e conferire un significato profondo ad una “vita semplice”, cosa non da poco. Se proprio c’è da trovare un difetto è la totale assenza di qualsiasi contrasto o tensione tra la donna e Andy Lau, davvero incredibile se si considera il tempo e la dedizione con cui le si dedica, ma è un eccesso di buonismo che si perdona facilmente.

TERRAFERMA di Emanuele Crialese
Italia, 2011, 88 min.    voto:   ★★/4
IN CONCORSO

La tanto attesa opera terza di Crialese è un film di impegno civile sul tema degli immigrati clandestini in isole come Lampedusa e sulla storia di una famiglia che salva e poi accoglie una partoriente al suo interno, con i vari problemi che si troveranno ad affrontare.  Lo spunto è lodevole, ma il tema viene trattato forse in maniera un pò troppo schematica (la riunione dei pescatori) e con quell’idealismo che non permette di far emergere davvero le problematiche legate ad una situazione del genere. Se il personaggio di Beppe Fiorello pensa solo al turismo e alla “cattiva pubblicità” che i clandestini portano, il resto della famiglia simbolizza il lato meramente umanistico della vicenda, pur con dei tentennamenti nel personaggio della Finocchiaro. Questa semplificazione si fa sentire in quanto non è seguita da quel lirismo al quale Crialese ci aveva abituato e che qui riesce ad imporre solo in un paio di occasioni, con immagini davvero notevoli come il tuffo della locandina e l’arrivo a nuoto dei clandestini nel buio della notte.

DARK HORSE di Todd Solondz
USA, 2011, 85 min.    voto:   ★★½ /4
IN CONCORSO

Ridere, a volte amaramente, a volte in maniera sguaiata, della disperazione umana sembra l’imperativo delle pellicole di Solondz che in questo Dark Horse, il cavallo sul quale si scommette solo per rischiare, ci presenta la storia di un classico bamboccione. Viziato dalla madre e inetto nel lavoro “donatogli” dal padre, intraprende una bizzarra storia d’amore con una ragazza depressa e malaticcia che gli si concede più per disperazione che per altro. La caratterizzazione dei personaggi e le situazioni assurde rasentano spesso la caricatura e il fumetto, ma la comicità grottesca che ne scaturisce coglie spesso nel segno. Quando il protagonista viene assalito dalla disperazione per aver finalmente preso coscienza delle sue debolezze e dell’impossibilità di essere amato, la realtà si sfalda: la segretaria diventa una mangia-uomini in Ferrari e il Paradiso ci si presenta sotto forma di negozio di giocattoli. Il gioco alla fine diventa un pò pretestuoso, ma la sensazione di disagio  e dolore trasmessa dal protagonista è genuina.

EDA

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