Venezia 68 – speciale #4

PEOPLE MOUNTAIN PEOPLE SEA
di Cai Shangjun
Ren shan ren hai, Cina, 2011, 100min. circa
voto: ★½ /4
IN CONCORSO

E anche quest’anno non poteva mancare il cinese “a sorpresa”. Voci maligne dicono che sia stato scelto di rimpiazzo e non si stenta a crederlo. L’unico thrill che ha regalato la sua proiezione è stato il principio di incendio in sala Darsena con relativa fuga di massa, molto ordinata a dire il vero. Alla ripresa, gli spettatori presenti erano la metà…sì perchè in questa storia di vendetta ambientata nella Cina povera e rurale, i motivi di interessi sono soffocati da uno stile registico che vorrebbe emulare quello del Leono d’oro Jia Zhangke (Still Life), ma che producono il solo risultato di appesantire inutilmente la visione. Mi piacciono e mi batto per quei film che non spiegano lasciando allo spettatore la comprensione, ma qui nella seconda parte diviene tutto talmente confusionario, complice l’ambientazione in una buia miniera, che si stenta a capire persino chi compie le azioni. Inutile dire che il livello di coinvolgimento è prossimo allo zero. Peccato perchè il finale è visivamente magnifico e il mondo senza regole, congiunto all’umanità quasi primitiva che vengono rappresentati erano potenzialmente vincenti.

THE MOTH DIARIES di Mary Harron
Canada, 2010, 85 min.      voto: ★/4

Bella la locandina vero? Sembra di stare per assistere ad un remake di Carrie, film inutilmente tirato in ballo insieme a Rosemary Baby per un film che si colloca poco sopra la media dei para-horror adolescenziali alla Twilight. In un college femminile l’arrivo di Ernessa (un’inquietantissima Lily Cole) sconvolge l’amicizia tra Rebecca e Lucy. Ernessa inoltre cela più di un segreto e sembra inevitabilmente collegata alle morti e agli strani avvenimenti che si susseguono nella scuola. L’unico merito della regista è quello di non rendere mai esplicita la natura di Ernessa mantenendo un certo alone di mistero attorno alla sua figura, ma a partire dal presunto maggiore spessore psicologico il resto oscilla fra il mediocre e il ridicolo involontario. Le trovate paranormali sono fiacche, la sceneggiatura molto rivedibile, i personaggi scontati e l’atmosfera gotica impalpabile. Non si capisce cosa ci facesse a Venezia.

4:44 LAST DAY ON EARTH
di Abel Ferrara
USA, 2011, 82 min.     voto: ★★/4
IN CONCORSO

Abel Ferrara è un altro degli ospiti ricorrenti della Mostra, presente quattro volte negli ultimi sette anni, si è man mano edulcorato rispetto agli eccessi per cui era famoso ma, pur con prove altalenanti, è riuscito a tirar fuori discrete pellicole anche nell’ultimo periodo. Il film presentato a Venezia ha il tipo di soggetto che adoro: è l’ultimo giorno della Terra e tutti aspettano la fine a modo proprio. Voi che fareste? Ferrara si concentra su una coppia: lei dipinge la sua ultima opera, lui (Willem Dafoe) saluta i conoscenti, scruta dal tetto le vite degli altri, guarda distrattamente la tv e, ovviamente, fa sesso con la compagna. Vederlo mi ha fatto pensare una cosa molto stupida: quello che sarebbe un normale spaccato di coppia, acquista valore solo perchè il soggetto dice che è l’ultimo giorno sulla terra? Potrebbe essere un pretesto per dare sapore a un film scialbo o potrebbe avere un significato profondo che ora mi sfugge. Sta di fatto che il film di Ferrara, pur con tutti i suoi difetti, ha dei momenti riusciti e riesce a tratti a far percepire quello che si potrebbe provare in una situazione del genere semplicemente lasciando interagire i suoi due personaggi tra le loro quattro mura. Non mancano poi tentativi di riflessioni più articolate (bello l’incontro con l’amico ex-tossico), nè più banali derive dal sapore new age. Il mondo finisce per l’assottigliamento repentino dello strato di azono, ma il messaggio ecologista è puramente di facciata, piuttosto sembra che l’uomo si estingua per mancanza di rapporti diretti; la coppia, nella sua torre d’avorio, comunica con l’esterno solo con la tecnologia tra televisioni, ipad, computer e skype, così che quella luce verde là fuori sembra non riguardarli.

EDA

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