FEFF 14 – speciale Giappone

Hard Romanticker di GU Su-yeon
Haado romanchikkaa, Giappone, 2011, 108 min.
Voto: ★½/4

Il terzo lungometraggio dello zainichi (giapponese di origini coreane) Gu Su-yeon, ricorda per molti versi il Miike degli esordi: prima di tutto c’è la violenza, iper-realistica e abbondante, c’è la micro-criminalità, con wannabe yakuza buoni solo a creare casini e picchiarsi tra di loro, infine c’è il discorso sugli emarginati con gli zainichi che sono da sempre considerati cittadini di serie B.    Basato su vicende semi-autobiografiche il regista segue il suo ossigenato protagonista muoversi tra i vicoli di Shimanoseki, città di confine tra il Kyushu e l’Honshu, dove la criminalità (soprattutto coreana) è particolarmente sviluppata. Gu è un lupo solitario ma si troverà suo malgrado invischiato in una serie di vicende sempre più al di fuori della sua portata che lo costringeranno praticamente sempre a menare le mani, non che questo rappresenti un problema per lui. Cinema tutto fatto di trovate estetiche (alcune anche molto suggestive) e rappresentazioni della violenza a volte al limite dell’intollerabile, rischia di scadere spesso nella più completa gratuità, anche a causa di quello che è il maggior difetto del film: la sceneggiatura. Raramente mi è capitato di assistere a qualcosa di più sconclusionato: azioni che avvengono senza apparente nesso causa/effetto, spostamenti senza alcuna finalità narrativa, personaggi gettati nella mischia e abbandonati subito dopo (per poi magari riprenderli dopo un’ora e lasciarli morire). Il solo risultato di questo incredibile pastrocchio difficilmente identificabile come storia,  è quello di far comparire sopra le teste degli spettatori dei giganteschi punti di domanda. Peccato, perchè il regista dimostra di avere talento visivo e un gran gusto nella scelta della colonna sonora, ma se il tutto poi affonda in una narrazione così poco all’altezza, rischia di far passare in secondo piano tutte le note positive.

Thermae Romae di TAKEUCHI Ideki
Terumae romae, Giappone, 2012, 108 min.
Voto: ★★½/4

Se si prendesse uno spettatore medio italiano, completamente digiuno di cinema giapponese, e gli si facesse vedere questo Thermae Romae dicendogli che è un classico esempio di cinema mainstream nipponico, probabilmente sgranerebbe gli occhi incredulo. Invece il film ha incassato 10 milioni di dollari nei soli primi quattro giorni di programmazione, balzando subito al primo posto del box office giapponese. Il FEFF ha avuto l’onore di ospitare l’anteprima mondiale di questo peplum in salsa di soia, tratto da un manga ancora in corso, con un soggetto quantomeno curioso. Un archietetto dell’antica Roma, Lucius Modestus, mentre pensa a come migliorare le terme della sua città (e dell’imperatore) si ritrova catapultato senza motivo apparente nel Giappone del presente. Qui, attraverso delle scene davvero esilaranti, si muove stupefatto alla scoperta degli ultra tecnologici bagni e delle comodissime terme presenti in terra nipponica (effettivamente leader mondiale del settore) cercando poi di riproporle nella sua epoca. Girato tra il Giappone e Cinecittà (!!!), con moltissime comparse italiane (doppiate) ed evidenti sforzi economici per ricostruire una verosimile Antica Roma in digitale, Thermae Romae, pur basandosi su  – esilissime – premesse storiche, non si prende sul serio neanche per un momento puntando tutto sulla comicità paradossale che scatena il protagonista (un Abe Hiroshi in formissima) trovandosi in un mondo non suo.

Conscio dell’incessante rischio di ridicolo involontario, il debuttante Takeuchi lo previene quasi sempre, anche a costo di dover ricorrere a soluzioni decisamente kitsch (il protagonista che “vola” nudo su sfondo completamente nero) ma ammiccanti allo spettatore (la scoperta del bidet automatico). Thermae Romae risulta così un film assolutamente innocuo e frivolo, ma al quale si vuole istintivamente bene anche e soprattutto per le sue trovate sfacciatamente anacronistiche e usate in funzione autoironica. Come leggere altrimenti i brevi intermezzi nei quali un serissimo tenore canta sulle arie di Verdi e Puccini (!?!?), per poi venir sorpreso dalla telecamera a rilassarsi bevendo vino? O l’assoluto pastrocchio linguistico per il quale  Lucius Modestus nell’antica Roma parla in giapponese, mentre in Giappone usa il latino….cosa succede quando una ragazza giapponese finisce nel passato insieme all’architetto? Il regista risolve questo evidente paradosso con un’esilarante didascalia. Forse la struttura ripetitiva del film, con i continui viaggi temporali del protagonista, fa perdere un po’ di ritmo e nel finale appare quel fastidioso sintomo del cinema nipponico per il quale bisogna inserire per forza una qualche nota – qui evidentemente stonata – melodrammatica. Ma è giusto un attimo, per il resto si ride in abbondanza e, soprattutto, in maniera spensierata, così che Thermae Romae può essere a ragione considerato uno dei più riusciti esempi di commedia squisitamente giapponese degli ultimi anni.

EDA

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