FEFF 14 – speciale Giappone #2

Love Strikes! di ONE Hitoshi
Moteki, Giappone, 2011, 118 min.
Voto: ★★/4

Love Strikes! è l’ultimo atto di un processo iniziato con un manga e proseguito con un dorama (telefilm) di grande successo dello stesso One. Il film è comunque alla portata di tutti dato che si sviluppa un anno dopo la conclusione della serie tv e vede protagonista il trentenne Yukiyo, un nerd sfigatello, ovviamente incapace di qualsiasi socializzazione con il sesso opposto. Dopo essere stato assunto da una webzine musicale molto ggiovane, Yukiyo sembra finalmente iniziare ad avere successo con le ragazze, ma se non è abituato ad averne neppure una, ci si può immaginare quali peripezie debba compiere per gestirne tre. Love Strikes! parte benissimo introducendo il personaggio e descrivendo la sua non-situazione sentimentale inanellando gag spesso riuscite. L’estetica pop la fa da padrone e il regista mescola con gusto vari generi tanto che il film si trasforma per un paio di scene in un vero e proprio musical con tanto di karaoke (il testo della canzone compare a schermo seguendo la musica) per descrivere gli stati d’animo del protagonista. Utilizzando poi l’onnipresente voce off di Yukiyo, lo spettatore può entrare nella sua testa e ridere della sua goffagine nello scarto che si produce tra pensiero ed azione. Il tutto funziona per la prima parte del film, ma quando il tono della commedia cambia per lasciare spazio alle implicazioni sentimentali il film perde ritmo e il meccanismo sembra incepparsi. One dimostra tutto il suo background televisivo (questo è il suo debutto al cinema) e cade in tutti i cliché della commedia romantica giapponese, così che il film diventa immancabilmente prevedibile e piatto proprio nella parte che si vorrebbe più emozionale. Alla fine Love Strikes! ha lo stesso effetto delle canzoni j-pop che accompagnano tutta la pellicola: orecchiabili ma innocue, si dimenticano il secondo dopo averle ascoltate.

Rent-a-cat di OGIGAMI Naoko
Rentaneko, Giappone, 2012, 110 min.
Voto: ★★/4

Rent-a-cat può essere considerata una classica commedia indipendente, con la sua estetica minimale e trasognata e una protagonista eccentrica: Sayoko condivide la sua casa con decine di gatti che poi affitta a soli 1.000 yen a persone bisognose d’affetto. La Ogigami sceglie di narrare la sua storia in maniera ben precisa, ovvero con la suddivisione in blocchi narrativi che si ripetono invariabilmente uguali: passeggiata lungo il fiume per trovare acquirenti, “ispezione” della casa di questi ultimi, riscossione del gatto a fine noleggio, ritorno alla casa di Sayoko. Il tutto avviene per tre volte, più un capitolo finale nel quale un nuovo personaggio entra nella vita della protagonista. Questa struttura narrativa funziona solo in parte, se la regista è brava a tratteggiare con delicatezza la solitudine di personaggi (prima fra tutti quella della protagonista stessa) per i quali i gatti servono a colmare i propri “buchi” emotivi (come avviene esplicitamente nel rimando alla gelatina nel primo episodio), è altrettanto vero che non essendoci un vero e proprio sviluppo narrativo il ritmo ne risente parecchio e il placido scorrere degli eventi rischia spesso di trasformarsi in noia. Rimangono comunque alcune intuizioni decisamente felici come il (non) sviluppo del rapporto con l’ex-compagno di scuola e la scena del sogno presso il Japan Rent-a-cat con la suddivisione dei gatti in classi, scena che esprime al meglio lo spirito del film e della sua protagonista. Altre trovate sono invece meno riuscite e sembrano inserite solo per soddisfare il gusto dell’eccentrico tipico dei film indipendenti come avviene per l’enigmatica vicina di casa en travesti oppure risultano troppo slegate al contesto, anche se divertenti, come per le scene riguardanti i lavori che la protagonista inventa di volta in volta. Ovviamente i gatti, di tutte le razze e taglie, sono parte fondamentale della pellicola, quindi immagino non ci sia bisogno di dire che la visione sarà condizionata, in positivo o in negativo, dal vostro rapporto con questi felini.

EDA

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